MARTINA / ULTIMA SEDUTA

“Martina come è andata questa settimana? Hai chiamato la tua amica?”
Mi dici che è stata una settimana molto strana in cui hai provato sensazioni contrastanti prima tra tutte una grande paura.
Inizi a raccontarmi che dopo un paio di giorni dalla nostra seduta hai deciso di chiamare Chiara, l’amica più cara nel gruppo di teatro.
L’impatto è stato complicato perché sentivi tremare le mani e avevi la sensazione di essere un po’ fuori posto nel contattarla così di punto in bianco dopo tanto tempo.
Alla fine però il risultato si è rivelato sorprendente: Chiara era felicissima di risentirti, non ti ha travolta in alcun modo di domande ma anzi ti ha aggiornata sulle tante cose successe in tua assenza.
Eri così meravigliata dalla sensazione positiva che hai provato che le hai chiesto di vedervi al bar sotto scuola il pomeriggio successivo, così da avere la possibilità di continuare a chiacchierare di persona.
Dopo esservi date appuntamento però, la tua testa ha iniziato a ragionare su un milione di cose prima tra tutte su cosa ti avrebbe domandato Chiara vedendoti. Pensiero seguito a ruota da come ti saresti vestita per uscire, ma non per una questione di vanità: nei momenti in cui percepivi un forte disagio ad esso si accompagnava un grande calore che comportava una sudorazione eccessiva.
Dal momento in cui l’ansia che il sudore si potesse vedere sui vestiti era tanta, mi riveli di aver deciso di metterti più di un maglione addosso per “coprire” il problema.

Prosegui il tuo racconto dicendomi che pur essendo stata felice di aver visto Chiara, la tua paura di iniziare a sudare non è stata delusa. Hai di botto smesso di ascoltarla e ti sei focalizzata solo su te stessa, sul timore che il tuo disagio fosse “scoperto” e questo ti ha fatto pensare immediatamente che Chiara ti avrebbe giudicata come “strana” o “diversa”.
“Pensi che Chiara si fosse accorta realmente di tutto questo?”
Mi dici che ripensandoci oggi non credi che avesse notato nulla, ma eri così in paranoia da esserti soffermata solo su quanto stessi male: più passava il tempo più ti mancava il fiato, il battito del tuo cuore accelerava, ti girava la testa e provavi uno strano ronzio nelle orecchie.
A quel punto hai deciso di andare via di corsa dal bar con una scusa. Mentre tornavi di corsa a casa ti dicevi di essere una persona sbagliata, una fallita, che eri malata perché non eri più in grado di fare cose normali.

Mi confessi di aver provato una paura incredibile, non sai se possa chiamarsi attacco di panico ma leggendo su internet hai poi capito che sicuramente sei stata vittima di un forte attacco di ansia.

“Adesso ti spiego cos’è successo. Hai deciso di vestirti molto più pesante del dovuto per una paura irrazionale e hai attivato un comportamento che paradossalmente ti ha portato proprio quella conseguenza che tanto temevi, ovvero sudare in modo visibile ed evidente.
Il cervello è programmato per leggere tutti i segnali che gli inviamo attraverso il nostro corpo in modo da rispondere nella maniera più appropriata affinché vengano assicurati il benessere e la sopravvivenza.
In quel momento, quando hai avuto così caldo, il tuo corpo ha iniziato a mandare dei segnali al tuo cervello che lo mettevano in allerta sul fatto che qualcosa non andava. Il tuo cervello ha effettuato un controllo delle varie funzioni vitali e in effetti ha percepito un forte stato di disagio. Si sono quindi attivati dei neuroni di pericolo che spingono il sistema nervoso a correre ai ripari: nel tuo caso la tua testa ha capito che da qualche parte c’era un malessere e ha attivato una risposta di sopravvivenza che nella pratica si è tradotta con l’iper-attivazione dell’arousal. In quel momento il tuo sistema centrale, quello vegetativo e periferico hanno iniziato a generare una condizione di maggiore allerta fisica e una pronta risposta di riflessi.
Il tuo corpo ha vissuto paradossalmente una situazione che temeva di vivere e il tuo cervello ha trovato il modo di farti scappare da quel bar. Un comportamento che pensavi fosse protettivo come coprirsi di più per evitare di far vedere il sudore ti ha portato a stare molto male, confermando le tue paure anticipatorie.”

Mi guardi toccata dalla mia spiegazione e mi chiedi se tu non sia davvero malata.
“Sei stata molto brava, ma ti sei boicottata per paura di sbagliare. Richiama Chiara e prova a vederla di nuovo. Stavolta però già sai come reagirai se sarai troppo concentrata su te stessa. Quindi dovrai pensare solo a chiacchierare con la tua amica, al bar dove andrete, alle persone che avrai intorno. Prova a chiederle come si è sentita quando non ti ha più vista, chiedile se le sei mancata. Quello che voglio dirti è che devi concentrarti su tutti tranne che su di te, sospendi il giudizio feroce che attivi contro te stessa e permetti alle persone di conoscerti di nuovo. Non hai nulla da perdere.”

Accetti con discreta preoccupazione la mia proposta, ma decidi di provarci.
I mesi sono passati e ormai siamo alla soglia delle vacanze estive. Non ci vedremo per un mesetto, periodo in cui i tuoi genitori hanno deciso di portarti in vacanza all’estero insieme a loro.
Un giorno, durante l’estate, mi chiami per aggiornarmi su un fatto davvero importante, ma stavolta preferisco che sia la tua voce a raccontarlo invece dei miei ricordi: “Ci ho messo un bel po’ prima di ricontattare Chiara dopo quella fuga dal bar la scorsa volta. A quel punto ci siamo riviste ad un altro locale. Eravamo sedute una di fronte l’altra e mentre parlavamo un po’ di me, della mia programmata vacanza a Londra con i miei e della sua in Olanda, ho iniziato a sudare perché faceva davvero caldo essendo in piena estata. Ma vuoi sapere la novità? Chiara ha notato la situazione, ma ha sdrammatizzato dicendo che eravamo fortunate entrambe a poter scappare via da Roma quest’estate, verso mete più fredde così che non avremmo più dovuto vestirci solo di scuro per evitare gli aloni sui vestiti, ma anzi che avremmo potuto osare nell’indossare capi grigi.
A quel punto una fragorosa risata da parte sua mi ha fatto sentire così accolta e capita che non ho più fatto caso a chi delle due fosse più sudata.”

Dopo aver ascoltato con molto piacere il tuo aggiornamento, aggiungo che molto spesso siamo proprio noi stessi a giudicarci in maniera inflessibile. Se riusciamo ad abbassare la lente di ingrandimento anche solo per qualche istante, possiamo almeno provare la sensazione di non essere a prescindere i più sbagliati, i colpevoli di tutto. Diamoci un’occasione noi per primi di sbagliare, di non essere perfetti. Sul piedistallo della perfezione ci si può sentire molto soli, se accettiamo invece di essere un po’ “difettosi” c’è la concreta possibilità di trovare persone come noi, ad un passo da noi.

Ti auguro buona estate e ci vediamo a settembre.

 

Marzia Giua Written by:

Psicologa Clinica e di Comunità, Psicoterapeuta Sistemico Relazionale. Si specializza nel suo campo, portando a termine un Master in Mediazione familiare e in Psicodiagnostica. Consulente Tecnico per la Procura della Repubblica di Roma e per il Tribunale Ordinario Civile e Penale di Roma. Si specializza nel metodo EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) presso l’EMDR Italia-Europe.