MARTINA / PRIMA SEDUTA

Sono giorni che non vado a scuola…

È la prima volta che ci vediamo a studio. Al primo colloquio sono venuti anche tua madre e tuo padre e mi hanno raccontato di un’adolescente che non esce di casa da un paio di settimane, che non vuole nemmeno più sentire e vedere i propri amici e che a malapena interagisce a casa con loro due.

Ci troviamo quindi per la prima volta faccia a faccia. Hai 13 anni, vestita come milioni di altri adolescenti, in quello stile tipico di chi vorrebbe tanto potersi nascondere con le maniche lunghe della maglietta e trovare un po’ di privacy sotto un cappuccio della felpa. Porti gli auricolari, immagino che di norma questo serva a evitare che gli altri ti disturbino. Ti dico che per me puoi anche tenerli ma senza musica, così possiamo almeno provare a conoscerci.

Tu non puoi capirmi, non mi conosci, che ne sai di che cosa sto passando…

Suppongo che questo sia stato il tuo primo pensiero quando i tuoi genitori ti hanno accompagnata, probabilmente senza dirti bene che cosa sarebbe successo, a studio da me, una psicoterapeuta.

In effetti come darti torto. Hai 13 anni, ti sembra difficile ormai anche solo il vestirti la mattina e ti ritrovi catapultata nello studio di una sconosciuta che i tuoi hanno descritto come “il Dottore” ma che poi ti rendi conto essere solo un altro adulto estraneo che non sa nulla di te.

Così ci troviamo l’una di fronte all’altra, in una stanza in cui non ci sono scrivanie, non mi piacciono gli ostacoli tra due persone che devono parlare. Tu mi guardi e mi fai capire che tanto non mi dirai nulla, perché se è vero che i tuoi ti hanno portata lì con la speranza “ce la aggiusti”, tu stai dicendo dentro di te che puoi stare anche tutta l’ora senza parlare, che non hai bisogno di dire nulla, tanto non capirei.

I tuoi occhi iniziano a vagare intorno nella stanza, cercando di capire chi sia io. Così, come faccio sempre al primo colloquio, ti tolgo dall’imbarazzo di capire e ti spiego chi sono, specificando che sarò uno specchio per te, mi piacerebbe riflettere su ciò che mi dici, cercando di dare una prospettiva diversa a quanto mi racconterai di te.

Spesso quando ci raccontiamo sempre la stessa verità, ci dimentichiamo di ascoltarci e diamo per scontato ciò che proviamo. Parlare con un estraneo che ha un bagaglio di strumenti da usare può essere un po’ più utile.

Ci tengo a dirti che non ci sono regole nel mio studio, questo è il tuo spazio, ci puoi fare ciò che vuoi. Anzi no, una regola c’è. Non ci si può fare male.

Mi guardi con quello sguardo interrogativo, mi scruti. Credo che sia lo stesso sguardo che ti senti addosso sempre quando sei a casa, quando tua mamma, tuo papà o tua nonna ti parlano e ti interrogano “Perché non parli? Perché non vuoi uscire? Hai tutto, possibile che non ti accontenti mai? Se non torni a scuola noi passiamo i guai e comunque non puoi stare tutto il giorno a casa a non fare nulla”.

Quello sguardo così indagatorio su di me io me lo tengo e sai che può esserci utile? Stavolta sei tu a potermi fare una domanda, chiedimi tutto quello che vuoi. Passa parecchio tempo e quando penso di dover cambiare strategia con te, mi fissi e mi chiedi “Che vuoi sapere?”.

Non puoi sapere quanto mi abbia fatto piacere questo piccolo spiraglio di luce, ma è proprio così, mi hai colpito, mi hai fatto capire che finora tutti ti hanno fatto domande su ogni cosa. Ma tu dove eri? Così ti rispondo “Dimmi quello che vuoi”.

E ormai quasi alla fine del nostro primo incontro, decidi di dirmi un tuo piccolo segreto “Tutti mi chiedono cose, sanno cose di me, ma io non so chi sono e questo mi fa paura”.

L’odiato rumore del citofono in sottofondo ci riporta alla realtà. Sono tornati i tuoi a prenderti. Ti accompagno alla porta e ti rassicuro “Ci vediamo la prossima settimana”.

Marzia Giua Written by:

Psicologa Clinica e di Comunità, Psicoterapeuta Sistemico Relazionale. Si specializza nel suo campo, portando a termine un Master in Mediazione familiare e in Psicodiagnostica. Consulente Tecnico per la Procura della Repubblica di Roma e per il Tribunale Ordinario Civile e Penale di Roma. Si specializza nel metodo EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) presso l’EMDR Italia-Europe.